Descrizione
Quando si attraversa Porta Romana, si entra in uno dei luoghi più sorprendenti di Filacciano.
Non è una porta “qualsiasi”: è parte di un progetto unitario ideato dall’architetto Mattia de Rossi, allievo prediletto del Bernini e figura centrale del tardo barocco romano.
Fu lui, su incarico dei Muti Papazzurri, a immaginare un nuovo ingresso scenografico per il paese: un asse rettilineo, rigoroso, capace di connettere la campagna al palazzo baronale attraverso un dispositivo spaziale semplice e perfetto.
Il Borgo Nuovo (ora Piazza umberto I), è nato tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento, è il cuore di questa visione. Due quinte di case a due livelli, costruite per ospitare artigiani, lavoratori e famiglie legate alla vita del feudo, accompagnano il visitatore verso la piazza d’onore e il palazzo.
Marinelli ricorda come, nella parte retrostante, molte abitazioni incorporino strutture preesistenti: le facciate sono lineari e ordinate, ma solo davanti. Dietro, il borgo si piega alla topografia antica, rivelando la complessità di una terra continuamente adattata.
Sulle architravi di alcune porte si trovano ancora oggi i cubotti di marmo: piccoli marcatori di proprietà, semplici ma significativi, che raccontano i rapporti tra famiglie, lavoratori e amministrazione del feudo.
A sinistra del palazzo si trovavano le rimesse degli attrezzi agricoli, mentre al piano superiore abitavano le famiglie addette alla gestione dei terreni.
A destra, gli spazi destinati al bestiame e, sopra, nuove abitazioni: il borgo era un organismo vivo e funzionale, costruito per sostenere la vita quotidiana del paese.
Un dettaglio poco noto — ma tramandato nelle memorie locali — racconta che chi abitava nel Borgo Nuovo e coltivava i terreni dei Muti Papazzurri doveva offrire ogni anno una gallina come tributo simbolico: un gesto semplice, che racconta nei fatti il rapporto tra signoria e comunità.
La forza di questo luogo non è cambiata nel tempo.
Forse è per questo che registi come Federico Fellini, Nanni Moretti, Giorgia Farina e Christophe Honoré lo hanno scelto per ambientare alcune scene dei loro film: il Borgo Nuovo conserva una luce, una misura e una verità che il cinema riconosce al primo sguardo.
Oggi questo spazio è il centro della vita collettiva: qui si tengono festival, sagre, rappresentazioni teatrali, mercatini, mostre fotografiche.
È il luogo in cui il paese si racconta e si riconosce, senza aver mai tradito la forma che il De Rossi gli ha dato più di tre secoli fa.